Abitare San Donato

In the 2oth century city, where the undeveloped urban land expands and avoids a mere road use, the open space becomes a connective tissue in which buildings find place in relation to criteria not deterministically linked to accessibility. The distance between the buildings increases, the open space is permeable to the eye, to pedestrian walking as well as to water. It represents a new opportunity for the activities that cross it, for their invention, their hybridisation between domestic and collective dimensions.


Thanks to the oneness of planning and the centralised development process, in San Donato the company project of Metanopoli manages to define a city where continuity of  the open space represents a masterful infrastructure and, at the same time, the signature identity of a unique livable space, which reminds of Tapiola, the ‘forest city’ of Otto Meurman. However, Metanopoli didn’t have the strength to become a model, its ways, its identity depend linearly on its origins, on proprietary state that determined its creation, on it being a company town.


The city that in time neared it is therefore fragmented, as have been the planning  and development processes: parcelled out and decentralised. They, together with the rhetorics of privacy and security, imposed other materials to the planning of the open space: fences and gates divide the space, they make it disjointed e and specialise its activities.

And so, in San Donato, as elsewhere, the continuity of collective space is an interructed project.

Nella città del XX secolo, là dove il suolo urbano inedificato si dilata e si sottrare alla sua riduzione a mero ambito stradale, lo spazio aperto diventa connettivo nel quale gli edifici trovano posto in relazione a criteri non legati deterministicamente all’accessibilità. La distanza fra gli edifici aumenta, lo spazio aperto è permeabile agli sguardi, alla percorrenza pedonale così come all’acqua. Esso costituisce una nuova opportunità per le pratiche che lo attraversano, per la loro invenzione, per la loro ibridazione tra dimensione domestica e collettiva. 
Grazie all’unitarietà di progettazione e alla procedura accentrata di realizzazione, a San Donato, il progetto aziendale di Metanopoli riesce a definire una città dove la continuità dello spazio aperto rappresenta una magistrale infrastruttura e, nello stesso tempo, la cifra identitaria di uno spazio abitabile unico, che ricorda Tapiola, la ‘città foresta’ di Otto Meurman. Ma Metanopoli non ha avuto la forza di essere un modello, le sue forme, la sua identità dipendono linearmente dalle sue origini, dal regime proprietario che l’ha determinata, dal suo essere company town.
La città che nel tempo gli si è accostata è quindi frammentata, così come lo sono stati i processi di progettazione e realizzazione: parcellizzati e decentrati. Essi, insieme alle retoriche della privacy e della sicurezza, hanno imposto altri materiali alla progettazione dello spazio aperto: recinti e cancelli dividono lo spazio, lo rendono discontinuo e ne specializzano le pratiche.
Così, a San Donato, come altrove, la continuità dello spazio collettivo è un progetto interrotto.


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